Houston, 4-5 giugno 2025. Al George R. Brown Convention Center si è tenuta l’edizione 2025 di Valve World Americas, il salone-convegno che ogni due anni riunisce la filiera internazionale delle valvole per Oil & Gas, chimica e power generation. Mai come quest’anno gli stand brillavano più di opportunità mancate che di nuove commesse: fra i corridoi si respirava un misto di orgoglio texano e inquietudine globale, specchio di un settore che si ritrova ostaggio di dazi e stop-and-go regolatori.

La prima scossa è arrivata a gennaio quando il Presidente Trump, di nuovo alla Casa Bianca, ha firmato l’ordine esecutivo che “sospende immediatamente” l’erogazione di fondi pubblici per i progetti di idrogeno pulito previsti dall’IRA e dal BIL. Le società che puntavano su hub H₂ in Texas e Louisiana si sono viste congelare miliardi di dollari e mesi di lavoro.
Al loro posto l’amministrazione ha rilanciato la narrativa dell’“American Energy Dominance” puntando forte – almeno nei discorsi – su carbon capture & storage (CCS). Documenti interni e i primi 100 giorni di Trump 2.0 lo confermano: CCS viene descritto come “cardine” della strategia energetica nazionale.
Il paradosso? A fine maggio il Dipartimento dell’Energia ha però cancellato 3,7 miliardi di dollari di grant (molti destinati proprio a CCS), segnale di una linea federale tutt’altro che lineare.
Se la politica oscilla, i dazi mordono quotidianamente. Da aprile è in vigore il nuovo dazio “universale” del 10 % su tutti i beni importati, affiancato da tariffe mirate che, a seconda del Paese, possono superare il 55 %.
Nel comparto energia gli effetti sono immediati:
L’altro nodo emerso nei miei incontri con produttori texani è la fragilità della base manifatturiera statunitense per macchinari di processo. Trump rilancia la “reindustrializzazione aggressiva”: tax break, Buy American e nuovi incentivi a chi costruisce fabbriche in territorio USA.
Ma intanto oltre il 70 % delle apparecchiature specialistiche (valvole criogeniche, unità di separazione, pompe multistadio) continua a provenire dall’estero, con lead time che i dazi stanno allungando di 4-6 mesi secondo gli importatori intervistati a Valve World. Finché non si colma questo gap produttivo, l’incertezza resterà il vero capex-killer dei grandi progetti americani.
Per le PMI italiane dell’Oil & Gas vale il principio “entra ora o mai più”: l’onda protezionista potrebbe alzare nuove barriere, ma finché l’industria americana non avrà capacità domestiche serve know-how estero e noi lo possediamo.
Call to action
Se il 2025 ha insegnato qualcosa, è che la transizione energetica non è una linea retta. Imprenditori e export manager che puntano agli Stati Uniti devono monitorare (quotidianamente) dazi, incentivi e liste di esclusioni. In gioco non c’è solo il prossimo ordine a Houston, ma la posizione dell’Europa nella supply chain globale dell’energia del futuro.